L'Isola Ancestrale

( L'Uomo del Similaun chiamato amichevolmente Oetzi )

Alcuni giorni fa, la rivista scientifica multidisciplinare Nature Communications, ha reso disponibile una pubblicazione ufficiale relativa alle indagini sull’DNA di Oetzi, la mummia del Similaun, effettuate da un’equipe di ricerca guidata dall’Antropologo biomolecolare Albert Zink dell’European Academy di Bolzano (EURAC). 
I dati relativi a tale indagine hanno mostrato che l’uomo era affetto da arteriosclerosi, era intollerante al lattosio ed avesse contratto la Borelliosi (Malattia di Lyme). Ma l’informazione più interessante ottenuta da questa indagine viene dallo studio dell’YDNA, ossia il Dna contenuto nel cromosoma Y ereditario solo per via maschile. Lo studio di questo infatti ha mostrato l’appartenenza ad un aplogruppo genetico, ormai scomparso, di cui rimangono grosse sacche resistenziali in Sardegna ed in Corsica




E’ il cosidetto  “Aplogruppo neolitico”, ossia quel pool genico tipico delle genti che occupavano l’area mediorientale (Mezzaluna fertile, l’odierno Iraq) che per prime passarono dal nomadismo al sedentarismo con l’invenzione dell’agricoltura e della ceramica e che migrarono dai loro territori verso l’Europa e l’Asia in cerca di nuove terre da coltivare, portando con se queste innovazioni e mescolandosi con le genti preesistenti paleolitiche. 


( Dati relativi all'indagine dell'EURAC - Fonte www.nature.com )

Oetzi dunque non ha nessuna similarità con gli attuali abitanti dell’arco alpino, ma è bensì più simile agli attuali Sardi e ai Corsi, e soprattutto non ha nessuna similarità con le genti alpine del periodo in cui è vissuto.
La similarità tra le attuali genti della Sardegna e della Corsica e la “Mummia del Similaun” viene spiegata con l’insularità delle due regioni tirreniche e perciò con il fatto che,  essendo proprio due isole l’apporto genetico esterno è stato scarso. 
Appurato che tra Sardi e Corsi attuali ci sono moltissimi tratti in comune, sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista genetico (ricordiamo che i Corsi erano un’antica tribù che popolava una parte del nord Sardegna [font. Pausania e Tolomeo] e che la civiltà Torreana  era gemella della Nuragica ) e, in antichità fossero un'unica popolazione; un aspetto mi stupisce: come è possibile dire che c’è stato scarso apporto genico, considerando che in Sardegna si sono susseguite diverse dominazioni straniere dal tardo nuragico ad oggi? Fenici (popoli levantini tra cui Ciprioti, libanesi, siriani, filistei e probabilmente cretesi), Cartaginesi (Levantini con apporti africani), Romani (ricordiamo che la Sardegna era uno dei Granai di Roma e che migliaia di persone provenienti dai posti più disparati dell’impero in quasi mille anni di occupazione romana venivano condannati ai lavori forzati in Sardegna con la Damnatio ad metalla, come ad esempio molti ebrei e cristiani), Vandali e per poco tempo i Longobardi, Bizantini, Genovesi e Pisani, Catalani e Castigliani. Persino durante la Civiltà nuragica, dal bronzo medio fino alla conquista romana vi erano diverse etnie, come i già citati Corsi e i Balari, genti affini  o genti provenienti dalle isole Baleari , creatori delle Navetas (che sono molto simili per struttura e finalità d’uso alle Tombe dei giganti della tipologia a filari, con l’unica differenza dell’assenza dei bracci che formano l’esedra ) e dei Talayot ( strutture associabili ai Nuraghes monotorre). Tutte queste popolazioni non hanno lasciato nessuna traccia genetica del loro passaggio?



(Torre Corsa di Ceccia )
( Talayot e Naveta Baleariche )

Allora perché a Creta, Malta e nelle Baleari, anch’esse isole, questi tratti genetici neolitici non sono stati riscontrati pur condividendo con la Sardegna e la Corsica il fattore insularità?
L’idea che l’uomo del Similaun fosse un Sardo-Corso non è poi così fuori dal tempo e dallo spazio, anzi, tutt’altro. Alcuni dati dovrebbero esser tenuti in considerazione ed analizzati con scrupolosa meticolosità per un confronto: il periodo storico ( in questo caso preistorico ), l’armamentario e il dna possono essere molto utili.

DNA: abbiamo già visto che è comune, infatti durante il tutto il neolitico non pare sia avvenuta in Sardegna una grossa migrazione di genti geneticamente differenti da quelle che hanno portato le tecniche agricole e la ceramica, escluso qualche piccolo gruppo legato al forte commercio con l’isola per l’ossidiana.

PERIODO STORICO: Oetzi era un uomo del Calcolitico (Età del Rame), periodo nel quale in Sardegna si accavallano diverse culture (Monte ClaroAbealzu - Filigosa) e nel quale si innesta la Cultura del Vaso Campaniforme, una cultura tipica dell’Europa continentale. Non esistendo ne stanziamenti ne sepolture, ma solo materiali tipici, quali la ceramica (tipica per la sua forma a campana rovesciata ) e i brassard ( i bracciali in osso o in pietra degli arcieri), si potrebbe affermare che sia solo una cultura materiale, frutto degli intensi traffici commerciali intrattenuti dall’isola con le regioni in cui questa cultura si è sviluppata e si è insediata. Questo punto è molto importante poiché il campaniforme sul suolo italico, eccezion fatta per un caso nell’Italia centrale, si attesta solo nelle regioni del nord, dell’arco alpino ed in Toscana, come "elemento estraneo" inseritosi nelle pre-esistenti culture di Remedello e del Rinaldone, presentando in questo caso anche le sepolture. In Sicilia invece è stato introdotto dalla Sardegna. Dunque la Sardegna era molto importante in questo periodo perché possedeva materie prime e ricchezze, ed esportava grandi quantità di ossidiana nell’Europa mediterraneo-occidentale venendo in contatto con diverse culture.
Anche l’Italia del Nord fu legata a questi traffici con la Sardegna soprattutto per quanto riguarda la Cultura di Ramedello (di cui parleremo nell’armamentario) e la Liguria dove è stata trovata ossidiana Sarda.
In pratica tutta l’Europa Continentale fu interessata da intensi flussi commerciali e la Sardegna ne fu molto probabilmente il fulcro. Infatti, sempre da analisi del YDNA delle popolazioni moderne europee si riscontra lo stesso aplogruppo I2a1a L158, L159.1/S169.1, M26; conosciuto come I1b2 fino al 2005, I1b1b nel 2006-7, e I2a1 nel 2008-2010; presente nel 40% dei Sardi, 9% dei Baschi, in forma minima: nelle isole Baleari, Castiglia, Pirenei francesi, Francia sud-occidentale, Svezia, Gran Bretagna, Irlanda. La presenza di I2a1 in alcune zone è dovuta al forte commercio di ossidiana con la Sardegna ricchissima di giacimenti di questo materiale.




( Distribuzione dell'Aplogruppo I )

L’ARMAMENTARIO: L’armamentario è importante perché, come per il Dna e il periodo storico, serve a comprendere gli spostamenti delle genti verso nuove terre. Fra i numerosi oggetti recuperati troviamo, fra l’altro: l’asta di un arco ancora in fase di costruzione. Il reperto, realizzato in legno di tasso, è unico nel suo genere poiché fino a quel momento gli scienziati erano venuti in possesso solo di armi finite; di conseguenza il suo studio potrà fare luce su molti aspetti delle tecniche di lavorazione e di costruzione degli archi preistorici; un’ascia composta da un lungo manico di tasso e da una piccola lama di rame; un curioso attrezzo a forma di matita che, dopo lunghe discussioni, gli scienziati hanno supposto essere un piccolo ritoccatore; i resti di una rete che si ritiene venisse impiegata per l’uccellagione ( reti analoghe vengono tuttora utilizzate da alcune popolazioni europee per la cattura di piccoli volatili ); una faretra, realizzata in pelle di cervide, contenente due frecce complete ma spezzate e dodici frecce in fase di costruzione; e per finire un piccolo pugnale.

Quest’ultimo è un tipico “Pugnale Remedelliano”, uno strumento di selce foliato, caratterizzato da ritocco piatto bifacciale, più lungo di 8 cm., formato da una parte superiore che è la lama vera e propria, appuntita, di forma all’incirca triangolare o ogivale, e da una base su cui si inserisce il manico. La base può essere dotata di un peduncolo, che favorisce l’inserimento del manico, oppure essere di tipo semplice, più o meno arrotondato.

Tali lame sono definite spesso “remedelliane” per il fatto che nella necropoli dell’età del Rame di Remedello ne sono stati trovati ben 36 esemplari. 
In Sardegna non sono ancora state rinvenute lame di questo tipo, ma sicuramente era molto usato e conosciuto anche in questa regione ( sempre per via degli intensi contatti con le zone del nord Italia e Sud-ovest dell’Europa continentale ) poiché è attestato nelle famose "Statue menhir di Laconi, di Samugheo e di Villa Sant’Antonio".
(Statue menhir di Laconi, Samugheo e Villa Sant'Antonio recanti sulla parte inferiore il pugnale Remedelliano)

Insomma, la Sardegna fu centro di grossi scambi commerciali e culturali, importando ed esportando cultura. Esportò la Cultura materiale Campaniforme verso la Sicilia ed intrattenne rapporti con il Nord Italia. Se tre indizi fanno una prova,  nulla vieta che l’Uomo del Similaun fosse uno dei tramiti tra queste diverse regioni culturali.

A cura di M.P.






 






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